Il 21 febbraio 2026, a Parigi, si è svolto il Dialogo con la Comunità Rwandese in Europa, un importante momento di confronto dedicato al tema “Promuovere l’Unità Nazionale e la Resilienza” (Kwimakaza Ubumwe n’Ubundaheranwa / Consolider l’unité et la résilience). L’iniziativa si è tenuta sotto la presidenza dell’On. Ministro dell’Unità Nazionale e dell’Impegno Civico, Dr. Jean Damascène Bizimana, ed è stata ospitata dall’Ambasciatore del Rwanda in Francia, François Nkulikiyimfura, in collaborazione con gli Alti Commissari e gli Ambasciatori del Rwanda accreditati nei diversi Paesi europei, sostenuto da Interpeace e dall’Unione Europea, a supporto degli sforzi di consolidamento della pace, dell’unità nazionale e della resilienza del Rwanda nel periodo post-genocidio.

L’idea di questo incontro nasce dalla stessa diaspora rwandese ed è stata discussa durante la 19ª edizione del Consiglio Nazionale Umushyikirano, svoltosi a Kigali il 23 e 24 gennaio 2024, dove è emersa la necessità di creare spazi strutturati di dialogo per i Rwandesi residenti all’estero. Il Dialogo di Parigi rappresenta dunque una risposta concreta a quella richiesta, nonché alle risoluzioni del 19° Umushyikirano e del 18° Forum Unity Club Intwararumuri, volte a rafforzare le opportunità per la diaspora di conoscere la storia nazionale, confrontarsi sulle sfide comuni e dotarsi di strumenti per contrastare l’ideologia genocidaria e la disinformazione.
All’incontro hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni, diplomatici, leader delle comunità rwandesi in Europa, esponenti della società civile, membri dei media e numerosi giovani. Anche la Comunità Rwandese in Italia ha preso parte al dialogo insieme alle altre delegazioni europee, partecipando alle sessioni previste dal programma e beneficiando dei contenuti e degli approfondimenti condivisi nel corso della giornata.

Tra i partecipanti provenienti dal Rwanda vi era anche la Ministra dello Sport, Nelly Mukazayire, che ha portato una testimonianza personale sulle difficili esperienze vissute come sopravvissuta al Genocidio contro i Tutsi del 1994, ricordando che la propria madre fu tra i responsabili del genocidio, un’eredità personale dolorosa che ha segnato il suo percorso. Ha inoltre preso la parola Jean de Dieu Uwizeye, raccontando di aver vissuto a lungo con diffidenza e mancanza di fiducia verso l’Inkotanyi, temendo ritorsioni legate alle divisioni del passato, e affermando di sentirsi oggi liberato da quel peso e pienamente riconciliato nella propria identità rwandese.
Nel suo intervento di apertura, l’Ambasciatore François Nkulikiyimfura ha sottolineato come questi dialoghi rappresentino uno strumento essenziale per rafforzare l’unità dei Rwandesi residenti in Europa, evidenziando il valore degli scambi come strumenti per contrastare divisioni e odio e proseguire nel percorso di ricostruzione nazionale. Rivolgendosi ai giovani, ha ricordato che, pur non avendo vissuto direttamente il genocidio, le sue conseguenze riguardano tutte le generazioni.

Nel suo intervento, il Ministro Bizimana ha ripercorso le radici storiche che hanno condotto al genocidio contro i Tutsi del 1994, richiamando il periodo coloniale e i regimi estremisti che instaurarono politiche fondate su discriminazione e divisione. Ha ricordato come oltre un milione di vittime siano state massacrate e come milioni di cittadini furono costretti alla fuga, molti dei quali risiedono ancora oggi all’estero.
Delineando il percorso di ricostruzione nazionale avviato dopo la sconfitta del governo genocidario da parte del FPR Inkotanyi, il Ministro ha evidenziato i programmi fondati sull’unità dei Rwandesi, il rispetto dei diritti di ogni cittadino, la buona governance e lo sviluppo inclusivo. Ha inoltre messo in guardia contro la diffusione di narrazioni distorte sulla storia del Rwanda, in particolare sui social media, che rischiano di disinformare soprattutto i giovani della diaspora.
Nel corso del dialogo è stato ribadito che la responsabilità di preservare l’unità nazionale è sia individuale sia collettiva. È stata sottolineata l’importanza di salvaguardare la lingua iKinyarwanda come pilastro identitario, di promuovere l’integrità personale anche in contesti difficili e di incoraggiare i giovani a utilizzare i social media in modo responsabile, contrastando la disinformazione e difendendo la verità storica.

Il Ministro ha infine ricordato che, nei 32 anni trascorsi dal genocidio, il Rwanda ha compiuto progressi significativi nel rafforzamento dell’unità e nello sviluppo socio-economico, con il rientro di numerosi rifugiati e il reinserimento di migliaia di ex combattenti attraverso programmi di deradicalizzazione.
Il Dialogo di Parigi si è concluso con l’adozione di risoluzioni volte a consolidare l’impegno della diaspora europea nella promozione dell’unità e della resilienza. Pur articolato attraverso le diverse delegazioni nazionali presenti, il valore dell’incontro si estende all’insieme della Comunità Rwandese in Europa. Per la Comunità Rwandese in Italia, la partecipazione si inserisce in un percorso di coinvolgimento continuo all’interno della diaspora, contribuendo — insieme alle altre comunità — alla costruzione di un legame sempre più solido tra il Rwanda e i suoi cittadini all’estero.


















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